La Parola della Domenica (Riflessioni, emozioni, sollecitazioni operative correlate alla omelia domenicale di Don Nicola Bari) Comunità Sorella Luna – Roma 10.5.20

Il Vangelo di oggi 10 maggio (v.il testo integrale a fondo pagina), trasmesso come ormai consuetudine, dalla Comunità Sorella Luna, durante la Santa Messa celebrata in diretta Google Meet, dal nostro Don Nicola, ci offre interessanti sollecitazioni che riguardano la nostra vita.

Intanto si consolida questa interessante innovazione che permette a noi “ popolo de La Tenda ” di condividere più costantemente il nostro cammino associativo.

Il tema, da cui il nostro don Nicola ha preso spunto, stavolta, è quello del cambiamento.

Già negli   degli Apostoli (At 6,1-7), la lettura che ha preceduto la pagina evangelica, veniamo avvertiti della dinamicità della Chiesa, che si fa ancora più intensa quando Cristo si approssima a separarsi fisicamente degli Apostoli, cui destina una sorta di testamento.

Ma tant ’ è! La paura della separazione, dell ’ abbandono, della perdita genera sentimenti di ansia, inquietudine, insicurezza e crea i primi confitti tra i seguaci. E quindi la protesta di qualcuno rimasto indietro.

Così, la reazione dei primi Apostoli è quella di scegliere “ 7 uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico ” .

In realtà questo pur comprensibile tentativo di strutturare risposte, definendo una sorta di organigramma, non può garantire la trasmissione del vero Messaggio evangelico.

Sembra, più che altro, dettato dalla paura del cambiamento, di ogni cambiamento. Ieri come oggi.

La risposta vera, invece, ci giunge dalle parole del Vangelo e in particolare dalla parabola della “ pietra d ’ inciampo ” , quella pietra, “ rifiutata dagli uomini e scelta e preziosa davanti a Dio ” .

Un passo evangelico, in cui Gesù esordisce esortando, innanzitutto, gli apostoli a “stare tranquilli ”, a non affannarsi.

Difatti Gesù rimprovera sia Tommaso che Filippo che sembrano non collocarsi nella giusta prospettiva. Tommaso perché cerca le certezze degli schemi e Filippo perché non riconosce il vero valore della relazione, nonostante l ’ avesse sperimentata più di altri.

In realtà, come ci ha suggerito don Nicola nel corso delle sue mai scontate riflessioni, la pagina del Vangelo è un invito ad allargare i nostri confini e superare rischio di rimanere ingabbiati nelle strutture rigide delle nostre difese.

Gli stessi comandamenti (le “ regole ” per antonomasia), che pure il noto attore Roberto Benigni ha di recente trattato in una spettacolare performance televisiva, sono una formidabile occasione che Dio ha voluto fornire agli uomini per “ fare pulizia ” . E per riportare gli uomini a sentirsi liberi.

Libri dal fardello di regole, precetti, norme comportamentali che, in realtà, appesantiscono e disorientano l ’ uomo.

In effetti Cristo ci ha fatto partecipi di un processo di liberazione attraverso il quale ci ha fatto conoscere Dio non come una Entità astratta, rappresentata da precetti e obblighi comportamentali, un Dio che non si vede, ma come un Dio vicino, corpo, presenza.

Ancora più significativamente l ’ Evangelista Giovanni ci ricorda che Cristo ci ha chiamati ad essere suoi “ amici ” .

Noi siamo, dunque, chiamati a operare un passaggio dalla pur umanamente comprensibile posizione di Tommaso e Filippo, ancorati a schemi vecchi e a certezze statiche per scoprire la dimensione della relazione, dinamica e interattiva con Dio e con l ’ altro.

A fronte della possibilità di scegliere la vera felicità rischiamo di rimanere schiavi della nostra paura di cambiare e di condannarci alla infelicità di un rapporto con Dio e con la fede, immaturo, schematico, sterile.

Ma Cristo cui vuole liberi.

Peraltro la libertà non è quella che erroneamente riteniamo, assoluta, sciolta da ogni vincolo, senza regole, ma è veramente tale solo se si coniuga con la dimensione dell ’ Amore.

Solo allora non saremo più dipendenti da qualche di illusorio obiettivo da raggiungere a tutti i costi o da qualche falso profeta cui delegare le nostre scelte (vedi l’omelia della settimana scorsa).

Si tratta, in realtà, di riconoscersi liberi di osare, di andare oltre i confini, e di cogliere il vero Messaggio di amore cristiano. Un amore senza confini, appunto.

In realtà, l’amore è la vera dimensione della libertà. Solo l ’ amore dà la vera libertà e quando ci facciamo guidare dall’amore facciamo esperienze di libertà.

Ed è il proprio questa la rivoluzione che ci invita a fare Cristo, ancora una volta rappresentata con una simbologia paradossale.

Trasformare la pietra, da oggetto di inciampo, statico, inerte, in pietra viva, angolare, capace di generare movimento, orientamento, fiducia.

Riflettiamoci, anche alla luce di quanto accade oggi.

Mario Scannapieco

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,1-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».