Un punto di riferimento

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“TALENTI”

Commento alle riflessioni di Don Nicola Bari sulle sacre letture di Domenica 15 novembre 2020

Perché viene punito il più povero ovvero quello a cui il padrone ha dato di meno e che per paura li ha semplicemente custoditi?

Sembra paradossale. Come è possibile?  Chi ha avuto di meno   riceve un rimprovero mentre chi ha avuto di più viene elogiato e ricompensato.

Non è paradossale che il padrone, descritto come buono e giusto, vicino ai poveri, prodigo verso chi non ha, questa volta si accanisca contro un suo servo perché non ha saputo far fruttare i   beni che gli erano stati dati in custodia?  E che lo rimproveri solo perché ha avuto paura, un sentimento, in fondo, umanamente comprensibile e, tutto sommato, non biasimabile?

Ma la lettura più corretta ci consegna un’altra verità: qui non si tratta di non comprendere o di biasimare chi ha paura o, peggio, di privilegiare chi ha di più.

In realtà, ancora una volta il Vangelo ci colpisce per i suoi paradossi. Difatti è proprio attraverso il paradosso che possiamo cogliere il senso profondo di questa lettura.

Proprio attraverso l’esempio del servo cui viene affidato la più modesta quantità di doni, la parabola sembra consegnarci un messaggio chiaro: “Non ci sono scuse. Ognuno ha il dovere di sfruttare le opportunità di cui dispone. Lo deve fare il ricco ma ancor più il povero. E non è una minaccia o una condanna. È una promessa,  che punta a sollecitare gli uomini, noi tutti, ad aver più coraggio”.

In realtà,  come pur ci ha sottolineato Nicola, la parabola può essere letta ed attualizzata in relazione alla fase di transizione che sta vivendo il nostro Centro che necessita di maggior coraggio e determinazione da parte di tutti per andare oltre l’oscurità. 

In realtà la parabola sembra piuttosto dura  e mette in evidenza la necessità di essere vigili e propositivi. Peraltro, in tal modo, se pure non possiamo prevenire ogni disagio, qualcuno ce lo fa risparmiare.

La vita va vissuta stando attenti a se stessi e al patrimonio di risorse, visibili o invisibili, materiali o immateriali, di cui, spesso senza esserne consapevoli, siamo stati dotati.

Anche per questo, la vita va vissuta, e anche quando ci sembra di essere avvolti dalle  tenebre dobbiamo avere  il coraggio di affidarci,  e di volerci bene, riconoscendo di avere a che fare con un Dio generoso che ci vuole amici.

D’altra parte la parabola di oggi, che fa riferimento ai Talenti (monete del tempo che avevano un importante valore economico), sta a testimoniare, simbolicamente, l’importante investimento che il Signore ha fatto e che continua a fare su di noi..

Difatti ci  offre qualcosa di molto di più ricco, e di diverso da una qualsiasi monetizzazione, proponendoci di vivere in una relazione di amore senza misura.

Una dimensione verso la quale ci invita ad orientarci insistentemente, non certo perché ricattati di chissà quali severe punizioni da parte di un padrone senza scrupoli e senza pietà, ma, perché ci vuole, premurosamente al suo fianco per godere, insieme, la gioia della condivisione, dell’amore.  

Perché  il Signore in cui crediamo offre tutto e non chiede indietro nulla, crede in noi e ci affida tesori. Egli intorno a sé non vuole dipendenti o commercianti, ma figli, amici, capaci di moltiplicare, nella gioia, i talenti che ci ha generosamente affidati.

“SAPIENZA”

COMUNITÀ SORELLA LUNA ROMA

8.11.20

Riprende la bella consuetudine della celebrazione della santa messa domenicale, diffusa e resa interattiva grazie alla piattaforma Google meet.

Una rinnovata occasione di condivisione della vita comunitaria anche in tempi difficili, come quelli che stiamo vivendo e che ci permette di tenerci sempre attivi, svegli, come peraltro ci sollecita a fare proprio il brano evangelico di oggi.

Al di là delle emergenze e della stessa paura della morte, l’invito che ci viene oggi rivolto, lo sottolinea lo stesso Don Nicola, è quello di mantenerci vivi nella ordinarietà della vita. Come vivi sono coloro che ci hanno preceduto testimoniando l’amore per il prossimo, e che non vanno commemorati ma riconosciuti come preziosi compagni di viaggio.

La vita, infatti, questo prezioso, misterioso, affascinante dono di Dio va sempre celebrata e vissuta all’insegna della gioia. Come quella di chi va a nozze e partecipa ad un’occasione di incontro festoso.

Gli incidenti di percorso, i piccoli e grandi eventi tragici, i fallimenti, i dolori  che segnano inesorabilmente  le nostre vite, allora, possono essere  affrontati come una impegnativa, ma pur preziosa occasione, per non lasciarci prendere dal sonno, dalla pigrizia, dalla vita stolta che non ci dà i frutti densi di sapore dell’amore di Cristo per noi.

Ma Cristo non si limita a suggerirci la sapienza in contrasto alla “stoltezza delle sette vergini”, che non avevano con sé l’olio necessario per tenere accese le lampade.

Dio, infatti, al di là delle pur comprensibili stanchezze di ognuno, ci vuole tenere sempre vivi in terra o in cielo, per consentirci di partecipare alla festa della vita, con gioia e pienezza.

Il Dio della vita, infatti, come pure ci ha sollecitato a riconoscere Don Nicola, commentando la prima lettura, non ci lascia mai soli e non ci chiude mai la porta in faccia.

Magari è vero il contrario, vale a dire che siamo noi che scegliamo di chiudere la porta all’invito di Cristo. Egli infatti non si stanca mai di fornirci occasioni di sapienza, e non bisogna cercarla col lanternino.

Essa è lì, o meglio qui, “seduta alla porta”. Basta cercarla, o meglio accoglierla con fiducia.

Ma Gesù non ci esorta solo ad essere sapienti.  Ci suggerisce anche come farlo quando sottolinea la dimensione del raduno, del ritrovarsi insieme della prospettiva da praticare per vivere veramente.

A cominciare da oggi, nel qui ed ora.

DOMENICA 08 NOVEMBRE 2020

Messa del Giorno XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Colore Liturgico Verde

Prima Lettura

La sapienza si lascia trovare da quelli che la cercano. Dal libro della Sapienza Sap 6,12-16 La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l’ama e trovata da chiunque la ricerca. Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano. Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta. Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni. Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 62 (63)

R. Ha sete di te, Signore, l’anima mia. O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua.

R. Così nel santuario ti ho cercato, per contemplare la tua potenza e la tua gloria. Poiché la tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la tua lode.

R. Così ti benedirò finché io viva, nel tuo nome alzerò le mie mani. Mi sazierò come a lauto convito, e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.

R. Nel mio giaciglio di te mi ricordo, penso a te nelle veglie notturne, a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

Seconda Lettura

Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai tessalonicesi (1Ts 4,13-14)

Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti. Parola di Dio Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia. Vegliate e tenetevi pronti, perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo. (Mt 24,42a.44) Alleluia. Vangelo Ecco lo sposo! Andategli incontro!

Vangelo

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono.

A mezzanotte si levò un grido: “Ecco lo sposo, andategli incontro!”.

Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: “Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Ma le sagge risposero: “No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.

Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”.

Parola del Signore

“PAROLA”

LA “PAROLA” DELLA DOMENICA

11.7.20 Comunità Sorella Luna, Roma

(Riflessioni, emozioni, sollecitazioni operative correlate alla omelia domenicale di Don Nicola Bari)

“PAROLA”

“Cristo esce e va”.

“Non si può stare fermi”, sembra volerci dire la parola del Signore. Fra le tante sollecitazioni che ci giungono dalle letture di oggi”, 12 luglio 2020 don Nicola esordisce così per introdurre la riflessione sulla “PAROLA”

Dio, infatti,  si fa Parola per entrare nella nostra umanità e accompagnarci nel nostro processo di crescita.

La parola, in realtà è atto dinamico, creativo, generativo, anche dal punto di vista teorico e filosofico, un diritto inalienabile, un bisogno insopprimibile per esprimere e comunicare fatti, pensieri ed emozioni e per entrare in autentica relazione con gli altri.

Ma non solo… con la parola diamo identità alle cose, diamo addirittura vita alla realtà. 

Come, peraltro ci confermano, sebbene con altri presupposti, insigni filosofi, psicologi, psicoanalisti, di tutti i tempi che ne hanno evidenziato anche il potere terapeutico (come peraltro quello patogeno quando usata male).

Anche per questo, per rispettare la preziosità della parola, la sua fondamentale importanza, dobbiamo disporci all’ascolto e al silenzio, altrettanto importanti per cogliere il valore e il significato della relazione, che ne è un imprescindibile presupposto, pena un soliloquio senza senso.

Sicché il silenzio e l’ascolto non sono un mero esercizio o una pur valida pratica di buona educazione. 

Sono, invece, parti integranti, e complementari, entrambe necessarie, alla comunicazione e alla efficacia della parola.

Peraltro, l’ascolto non è così facile da praticare anche perché implica la consapevolezza dei propri sentimenti affinché le parole dell’altro non vengano sovraccaricate e confuse con i nostri vissuti e i nostri nodi emotivi irrisolti.

Quindi, ancora una volta don Nicola, partendo da queste preliminari considerazioni, ci rivolge, con fiducia, l’esortazione ad accogliere il cambiamento, a procedere, a crescere nella relazione, nel dialogo, nell’ascolto reciproco, diventando sempre più adulti nel rapporto con la fede, più responsabili nel rapporto con Dio, più squadra nel   rapporto con i compagni di viaggio.

Ma anche a cogliere la funzione generativa della stessa sofferenza che spesso accompagna i processi di trasformazione, e l’opportunità che essa  ci offre di rigenerarci continuamente.

Del resto le letture di oggi “contengono”, sono le parole di don Nicola, “molta forza della natura”: acqua, terra, pietra, rovi, semi. Ciò, a dimostrazione dell’intima, potente connessione della natura umana con la forza dello spirito e in particolare con quella della Parola, che ne rappresenta il tramite, l’anello di congiunzione.

La parabola del Seminatore – la madre di tutte le parabole, potremmo dire –   proposta oggi, sta ad indicare la possibilità che ogni terreno ha l’opportunità di far germogliare i semi che il Seminatore ha sparso copiosamente, laddove e non c’è un terreno assolutamente fecondo così come non c’ è un terreno assolutamente arido o roccioso, mentre ogni terreno, così come ogni seme, possiede la possibilità di favorire uno sviluppo fecondo, la speranza di una crescita.

E difatti, aggiunge don Nicola, noi tutti siamo terra, acqua, pietra.   Tutti siamo terra (un po’terra arida un po’ terra fertile). Tutti siamo anche pietra (talvolta pietra dura talvolta pietra duttile). Tutti siamo acqua (un po’ acqua di vita, un po’ acqua alluvionale, straripante, distruttiva).

Ma tutti possiamo far germogliare i semi che abbiamo senz’altro ricevuto.

Difatti, ovviamente, non è Dio l’incompetente seminatore, che non sa dove seminare e come coltivare le sue piante, siamo piuttosto noi che non sappiamo prenderci cura del terreno che ci è stato affidato.

Ma, conclude don Nicola, dove c’è a possibilità di seminare c’è sempre la speranza di raccogliere buoni frutti, a prescindere dal terreno in cui cade il seme.

È questa la sollecitazione finale di questo primo ciclo di riflessioni, intorno alle pagine del Vangelo e delle Sacre Scritture che oggi trova un epilogo, che significativamente coincide con la riflessione, suggerita dalle pagine del Vangelo di oggi, proprio sul valore della “parola.”

Un primo ciclo, che ci auguriamo possa prevederne altri, ma che non è stato seminato invano.

Ne siamo convinti, e sui suoi frutti siamo altrettanto fiduciosi, soprattutto se sapremo coltivarli insieme.

“SEMPLICITA'”

LA “PAROLA” DELLA DOMENICA  5 luglio 2020

(Riflessioni, emozioni, sollecitazioni operative correlate alla omelia domenicale di Don Nicola Bari)

Comunità Sorella Luna (Roma)

Le Letture bibliche di oggi non sono classiche, basate cioè su esortazioni e insegnamenti di vita, magari espressi tramite parabole o ammonimenti.

No! Stavolta Gesù parla del rapporto stesso che ha con il Padre, di conoscenza, riconoscenza, amore.

Sicché, come ci ha sottolineato Don Nicola, Cristo stavolta parla in prima persona ma parla anche di noi, della nostra vita.

In realtà le pagine del Vangelo di oggi (vedi in fondo all’articolo)  fanno seguito ad una fase di fallimento, di crisi.

Fanno da sfondo, infatti: l’incarcerazione di Giovanni, la dura contestazione di Gesù dai rappresentanti del tempio, l’allontanamento di molti seguaci, dopo la prima ondata di entusiasmo e di miracoli.

Insomma, c’è crisi, c’è qualcosa …che non gira bene.

Ma ecco che, nel momento buio, più critico, si schiude davanti a Gesù uno squarcio inatteso, un capovolgimento improvviso, che gli fa pronunciare parole di intensa gioia e di devoto riconoscimento: “Padre, ti benedico, ti rendo lode, ti ringrazio, perché ti sei rivelato ai piccoli”.

È la logica rivoluzionaria, paradossale, del messaggio evangelico. Capace di scuotere le coscienze e a rompere continuamente schemi precostituiti.  Ma che può prestarsi, ad una lettura superficiale se non in malafede, a interpretazioni di comodo.

Per cui In realtà la vera domanda, riproposta da Don Nicola, suona più o meno così: “Da quale prospettiva ci poniamo per ascoltare il Vangelo?”.

Vero è infatti che spesso tendiamo a interpretare il Vangelo, nel modo  a noi più conveniente, provando anche a distorcere il vero messaggio in esso contenuto, in funzione dei nostri opportunismi.

Ma la verità, in fondo, come sottolinea Don Nicola, si afferma da sola e sta dentro di noi, nonostante i nostri tentativi di complicarla.

La verità è semplice ed è sulla bocca dei poveri, dei semplici, dei bambini non dei saccenti, dai falsi sapienti. E sta fondamentalmente nel cambiamento di prospettiva.

È la  scoperta che Gesù, (come  anche la stessa esperienza del Centro La Tenda), è relazione.

È la scoperta della relazione con Cristo, ma non con il Cristo ipostatizzato, astratto, intellettualizzato, concettualizzato. Bensì con un Dio amorevole, misericordioso, che si fa conoscere,  con semplicità, dai bambini, dai poveri, dagli uomini di buona volontà e in buona fede.

Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”.

La scoperta è dunque la relazione, vera, diretta, spontanea, con il Padre, da tener ben distinta dalla manipolazione della relazione, funzionale alla negazione del proprio bisogno di amore e di amicizia.

In realtà, la relazione è la vera prospettiva, la vera sapienza, quella che veramente  ci permette di assaporare fino in fondo la vita e di  conoscere se stessi attraverso il rapporto con l’altro e viceversa.

È da qui, allora,  che  possiamo ripartire per ri-motivarci ogni qual volta facciamo i conti con situazioni di difficoltà ma anche con un sentimento, non meno insidioso, di appagamento

Di fatto, i poveri (e i vuoti, come ci ha messo bene in evidenza la nostra amica Marcella Paolemili) ci aiutano a riconoscere la realtà manchevole,  interna a noi stessi. E ad attivarci per colmarla.

L’insegnamento è evidente: bisogna ripartire sempre (“imparare e disimparare continuamente”, diremmo noi oggi), per imparare ad amare davvero.

Parola del Signore.

Vangelo

Chi non prende la croce non è degno di me.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,37-42In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

caosinforma 137


Questo numero di caosinforma (il 137), redatto in condizioni di particolari difficoltà, vuole offrire una semplice testimonianza delle iniziative che  il Centro La Tenda  ha messo in campo. Esse rispondono, concretamente, senza pretendere che siano risposte esaustive,  al desiderio di  trasformare questa condizione di disagio in occasione per  ritrovarci e procedere nel nostro cammino operativamente con fiducia e determinazione. Pertanto ci soffermeremo su

– le iniziative di sostegno promosse dall’Area Territoriale  del nostro Centro 

 – la proposta di formazione online, elaborata dal nostro Centro studi e formazione caos 

– la nuova rubrica di caosinforma LA “PAROLA” DELLA DOMENICA 

– Il nuovo sito del Centro La Tenda centrolatenda.net. 

CRONACHE EMOTIVE Il giornalismo al femminile

È disponibile, ed è scaricabile, nella versione in PDF, la raccolta delle “cronache emotive”, curate dalla nostra Maria Luisa Giannattasio
Nel volumetto, di 95 pagine, sono riproposti tutti i suoi artico-li prodotti nel corso degli ultimi due anni, preceduti da una presentazione del Direttore Responsabile di caosinforma.
Il volumetto, corredato dai disegni originali di M.S., è scaricabile dal sito del Centro La Tenda (www.centrolatenda.it o www.centrolatenda.net)
e da quello di caosinforma online (www.caosinfo.wordpress.com)

“PANE”

LA PAROLA DELLA DOMENICA 13 giugno 2020

corpus domini

La condivisone, la partecipazione alla vita comunitaria non sono un puro atto formale, la stessa presenza alla Messa domenicale, che a partire da questa settimana il nostro Don Nicola ha anticipato al sabato, non è l’adempimento di una pur suggestiva liturgia.

Ce lo ricorda il Vangelo di oggi, (vedi sotto le letture della Domenica) laddove Gesù non sta indicando un rito liturgico, da ripetere, formalisticamente, come un dovere istituzionale, ma  parla  di persona, realtà e storia.

Difatti le parole «carne», «sangue» indicano l’intera esistenza, la vicenda umana e divina,  di un Dio presente in ogni fibra del nostro corpo, ma anche nei gesti che lo rendevano parte della comunità.

Le sue lacrime di dolore, le sue passioni, il suo lavare i piedi, la sua commozione, il suo modo di accogliere, ma anche la gioia che trasmetteva alle persone che a lui si rivolgevano con fiducia.

Ed è a questa realtà molto concreta, oggi come ieri, fatta di persone  che camminano insieme, che condividono sforzi, gioie, dolori, vita comunitaria (come popolo, come ecclesia), che  Don Nicola ha ricondotto il significato della festa di oggi.

Una festa che potremmo ri-definire “festa del pane”. Vale a dire quel cibo scelto da Cristo per tramandarci, o meglio, trasferire il suo corpo nel nostro sangue, nelle nostre cellule biologiche, ma soprattutto nei nostri cuori, per alimentare il suo esempio (concreto, carnale manco a dirlo)  di amore incondizionato.

Ma il pane è anche il simbolo della necessaria unione di tante piccole particelle, amalgamate insieme dalle mani di un sapiente impastatore, per creare un alimento la cui capacità nutritiva  supera la somma delle parti di cui è composto.  

La festa del pane, dunque celebra  la parola di Dio  come cibo essenziale per la vita. Ma tanto più essenziale in quanto calato nella realtà della nostra vita comunitaria, del nostro concreto camminare insieme di tutti i giorni.

La festa del Corpus Domini, dunque, ben lungi dal suggerire esperienze tribali, o riti cannibalistici, propone un’esperienza di condivisione solidale, un sedersi a tavola con gli altri, per offrire e consumare insieme il pane della solidarietà.

Ed è soprattutto questo l’invito che Don Nicola, instancabilmente, ci propone, quotidianamente e nella “plenaria” domenicale. Da non trasformare in un momento istituzionale ma in occasione per rafforzare un cammino che si compie ogni giorno, condividendo le fatiche, i dubbi, le insicurezze, che pur accompagnano il nostro cammino.  


Le letture della domenica

Prima Lettura

Dal libro del Deuteronòmio
Dt 8,2-3.14b-16a

Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

Seconda Lettura

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 10,16-17

Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

Vangelo del Giorno

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,51-58

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

“MISTERO”

La festa della Trinità è molto bella ma è difficile da concettualizzare.

Ha esordito così Don Nicola nella sua riflessione domenicale, dedicata, stavolta, al “mistero” della Trinità.  Di fatto, più si parla della Trinità più si rischia di “disturbarla”, ha aggiunto lo stesso don Nicola.

LA TRINITA’

Non a caso il tema della Trinità ha dato vita, nei secoli, a tante riflessioni filosofiche, dispute teologiche, approfondimenti dotti e spesso, altrettanto sterili.

In effetti, se vogliamo, dobbiamo parlarne non come qualcosa di astratto o di meramente concettuale, piuttosto come una dimensione reale e concreta che appartiene a noi tutti.

La festa della “Trinità” ci porta, invero, a un livello diverso, ma non astratto, a sviluppare noi stessi.

Si tratta di celebrare lo sforzo verso un rapporto con se stessi con gli altri basato, essenzialmente, sulla relazione d’amore. Spesso, infatti, siamo indotti a separare a pensare in termini di buono/cattivo, male/bene, morte/vita alimentando, in tal modo, anche una scissione interna a ciascuno di noi.

Sebbene, talvolta dividere, separare può servire metodologicamente per comprendere meglio fenomeni complessi, nel caso della Trinità, il rischio è che ci separiamo anche all’interno di noi stessi.

Ma l’amore, in realtà, non sopporta confini né parziali né temporali. Supera ogni confine.

E, quando ci attardiamo a separare, dividerci al nostro interno, rischiamo di sprecare il nostro tempo per poi rimettere insieme, se ci riusciamo, ma con più fatica, poi ciò che prima abbiamo separato.  

Alimentando così un atteggiamento dispendioso e faticoso che spesso somiglia a una missione impossibile.

In realtà la nostra crescita personale passa attraverso l’integrazione delle parti, mettendo insieme, anche faticosamente, parti, aspetti della vita sociale e di ciascuno che tendono a escludersi reciprocamente.

Crescere significa, allora, andare fin in fondo nella relazione, puntare sulla funzione sanificatrice della relazione d’amore.

L’amore, peraltro, non è possibile coltivarlo da soli.  E quando questo avviene scivoliamo nel solipsismo, vale a dire quell’individualismo esasperato, per cui ogni interesse è accentrato su di sé e tutto il resto, ogni realtà oggettiva che non rientri nella propria sfera d’interessi, viene decisamente ignorato.

L’uomo, invece, ha un fondamentale bisogno di relazione.  E lo stesso Dio è un Dio in relazione, è Relazione d’Amore. .

In buona sostanza, Dio ha voluto rivolgere un Messaggio a noi, creature umane, per interpellarci come persone con cui relazionarsi. La stessa proposta di Cristo rimanda ad una scelta di relazione.

Alla base di tutto ciò c’è l’incontro con il Mistero.

Noi, in effetti, siamo sconosciuti a noi stessi. Così come Dio è un mistero per noi. Ma, proprio per questo, conoscere noi stessi significa conoscere Dio, laddove è anche vero che conoscere Dio permette di conoscere veramente se stessi.

DIO È GIÀ CON NOI.

Peraltro, il mistero di Dio ci interroga a cominciare da questa vita. Infatti non esistono due vite, non esiste un prima e un dopo.  La morte è solo un velo che dobbiamo attraversare con la consapevolezza del fluire dei passaggi di un processo unitario.

In effetti la vita è qui, e anche Dio è già qui, non altrove. Dobbiamo, allora, avere il coraggio di relazionarci con il mistero dentro di noi e non farci bloccare dalla paura.

Giacché, in fondo, siamo stesso noi che ci autocondanniamo proprio quando non ci facciamo interrogare dal mistero e non lo accogliamo. È proprio allora che rimaniamo soli, privandoci di una prospettiva assolutamente disponibile e preziosa.

E, viceversa quando accogliamo il mistero ci sentiamo più liberi.

La filosofia può servire ma dobbiamo andare oltre.  Dobbiamo riconoscere e vivere la dimensione della relazione, della comunità e del mistero, come occasione di crescita.

Don Nicola a questo punto porta l’esempio dell’incontro con la famiglia di Joao, un ospite della Comunità, laddove in un primo momento, la comunicazione si era bloccata, avendo scelto Joao di chiudersi nella sua solitudine.  Solo   aver opportunamente preso le distanze dal contesto, Joao ha preso la decisione e il coraggio di uscire dall’isolamento, si è fidato, si è sbloccato e si è aperto alla relazione. Ed è diventato più “bello e più libero”.  

Difatti, nella relazione è importante anche il fattore “tempo”.  E il compito dell’accompagnatore è soprattutto di avere pazienza ed ESSERCI.

In effetti se il centro La Tenda è riuscito a fare tante cose è solo perché abbiamo fatto l’esperienza della relazione dentro di noi. Ed abbiamo potuto assaporare sprazzi di bellezza. E di “generatività”.

La relazione, infatti, appartiene all’amore l’amore paterno e materno insieme, è generativo.  

È il tempo, allora – ci esorta, infine, don Nicola – di dare spazio alla relazione con coraggio, anche perché la relazione richiede scelte, pazienza, impegno.

“RESPIRO”

La “Parola” della Domenica


31.5.20

IL RESPIRO  
Continua la rubrica dedicata alle sollecitazioni domenicali di Don Nicola, che ci aiutano a procedere lungo la strada  verso un rapporto più maturo con la fede.
Una esortazione, quella di Don Nicola, ad andare oltre gli schemi e le rigide strutture mentali che imbrigliano e appesantiscono la nostra spiritualità, affinché investiamo, senza timore, sulla relazione di amicizia con Dio, propria di una fede adulta e responsabile.

Oggi è la festa della Pentecoste. Per questo i paramenti sacri, esordisce Don Nicola,  sono di colore rosso, ii colore che richiama energia, affetto, amore, tutti elementi associati alla passione, alla forza, e rievocate anche dai simboli del cero, del fuoco, della luce. La Pentecoste è, dunque, una festa “potente”, che si colloca 40 giorni dopo la Pasqua.

È una festa molto importante, dedicata in passato ai primi raccolti in agricoltura e successivamente a Mosè. Ma in effetti è difficile parlare dello Spirito. Anche perché, a dispetto del senso comune, ci richiama alla concretezza, a scelte libere ma concrete come concreta è stata, ed è, la presenza di Cristo. E, pertanto, parlare dello Spirito non significa affatto non stare con i piedi per terra. Lo Spirito è una “realtà” non strutturata ma non per questo meno reale. Anzi …

La prima lettura (Dagli Atti degli Apostoli At 2, 1-11) ci riporta l’immagine degli Apostoli impauriti. E Don Nicola la paragona un po’ a quella che stiamo vivendo in questo periodo, segnato dal timore del coronavirus da cui, beninteso, facciamo bene e a difenderci. Ma, a volte, paradossalmente, ci difendiamo proprio da Dio, quasi come fosse un virus. Una reazione, appunto, paradossale … ma, in fondo, umanamente comprensibile.

Difatti, la dimensione spirituale è una conquista dell’uomo ma anche una consegna che spiazza e spariglia le nostre certezza, le nostre rigide strutture mentali e materiali. In qualche modo, essa ci atterrisce, così come atterrì i Discepoli, quando questa forza si palesò. Perché se è vero che lo Spirito è libertà, è connessione con la dimensione più profonda e caratterizzante dell’essere umano, vale a dire la dimensione che ci distingue da tutte le altre creature, è pur vero che  ci richiama ad una scelta responsabile. Propone l’orizzonte della liberazione dalla schiavitù delle nostre paure e delle nostre rigide strutture difensive, ma non di meno ci espone ad una condizione che sconvolge la nostra vita ordinaria (come accadde peraltro anche agli Apostoli) perché ci interroga da adulti e ci invita a scegliere.

Ma è soprattutto allora, in verità, che riusciamo ad integrare, a costruire, a unire. Ed è proprio grazie alla forza dello Spirito che possiamo evitare la tentazione dell’individualismo, che ci illude di costruire una torre, come quella di Babele, destinata poi miseramente a crollare. Difatti, ognuno di noi è diverso dall’altro ma proprio questa diversità è un’occasione di arricchimento, di integrazione feconda, non certo una condizione di isolamento. A patto di imparare a comunicare, sospinti dallo Spirito. Anche per questo la Pentecoste apre alla festa dell’amicizia, alla Luce che rischiara e che apre prospettive nuove. Sta a noi, dunque costruire la Pentecoste dello Spirito, come ci ha esortato a fare don Nicola al termine delle sue riflessioni domenicali indirizzate alle Comunità della rete, chiamate a coinvolgersi sempre di più nella condivisione delle riflessioni domenicali e non solo.  

LE LETTURE E IL BRANO DEL VANGELO

Prima Lettura

At 2, 1-11

Dagli Atti degli Apostoli
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Seconda Lettura

1 Cor 12, 3b-7. 12-13

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

Vangelo

Gv 20, 19-23
Dal Vangelo secondo Giovanni
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

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